Il Burkina Faso a Terra Madre: tra cinema e Presìdi Slow Food

Le forme del riso rosso. Ha questo titolo uno dei Laboratori del Gusto organizzati nello spazio #foodforchange Semi che metterà a confronto varietà e ricette dal Piemonte e dal Burkina Faso.

È proprio qui che vi portiamo, per approfondire la conoscenza dei primi due Presìdi Slow Food creati in loco.

Il riso rosso di Comoé

Soltanto in Africa, da almeno 4000 anni, esiste una specie unica e distinta, l’Oryza glaberrima, originaria del delta del Niger e caratterizzata dal colore rosso del rivestimento dei chicchi. Nella provincia di Comoé, nel sud del Burkina Faso, al confine con la Costa d’Avorio, cresce una varietà tradizionale di riso rosso, denominata nella locale lingua cerma “Cira-Mahingou”, il riso rosso di Comoé.

Il territorio Comoé è eccezionale, e le sue attrattive includono la foresta protetta Comoé (dal nome del fiume che la percorre), ricca di biodiversità: una profusione di alberi e frutti di bosco, uccelli migratori, antilopi, elefanti. Sfortunatamente, molte specie animali e varietà vegetali – non solo selvatiche – sono a rischio di estinzione. Tra queste, il riso rosso di Comoé. A coltivarlo sono ancora alcune donne, per l’uso familiare e la preparazione dei pasti cerimoniali del popolo Gouin. 

Per tutelare il ruolo delle agricoltrici, che si scontrano anche con la problematica dell’accesso alla terra Slow Food ha istituito un Presidio che ha anche una chiara funzione sociale: un prodotto che protegge la biodiversità, rafforza il ruolo e il reddito delle donne e l’identità culturale del territorio.
Il Presidio è il risultato della collaborazione tra la Regione Piemonte, la Fondazione Slow Food per la diversità, Coldiretti Piemonte, il consorzio di Ong piemontesi, la Provincia di Vercelli e l’Associazione per la gestione delle risorse naturali e della fauna di Comoé-Léraba. Per onorare la partnership tra Comoé e Vercelli, due territori famosi per il loro riso rosso, avrete il piacere di gustare riso rosso Comoé in salsa di sesamo, una ricetta tradizionale di cerimonie gouin e il riso rosso Ermes con zucca e castagne.

L’igname di Arbollé

Restiamo in Burkina Faso per conoscere un prodotto locale unico, l’igname di Arbollé e per addentrarci in uno spazio dell’evento che non abbiamo ancora raccontato, la Cucina di Terra Madre.

L’igname è un tubero coltivato in sette villaggi, a 50 chilometri dalla capitale Ouagadougou. Si tratta di una varietà resistente alla siccità, ma la coltivazione è minacciata da diverse cause: l’abbandono dell’agricoltura da parte dei giovani, in calo terre coltivabili e, infine, l’introduzione di colture più redditizie.

L’obiettivo del Presidio, sostenuto dalle Fondazioni for Africa Burkina Faso, è promuovere questo prodotto eccezionale e valorizzare il territorio in cui è coltivato. Già nel 2017 il prodotto ha beneficiato di una certa notorietà, nel corso della quarta edizione delle Koudou du Faso, un evento gastronomico per la promozione dei prodotti locali e della gastronomia regionale, dove ha ricevuto un premio per il miglior prodotto non trasformato. Nello stesso evento, è stata premiata la cuoca Franceline Tarnagda, che collabora da diversi anni con Slow Food. Presidentessa dell’Associazione Femmes d’Avenir, Franceline ha trovato molti punti di contatto tra i suoi obiettivi e la filosofia di Slow Food, e a Terra Madre porterà il ragù di igname di Arbollé, cucinandola insieme a Safietta Nabaloum, un’altra cuoca del posto.

Cinema burkinabé: il documentario di Iara Lee

Non solo. Per chi vuole approfondire ulteriormente la conoscenza di questo paese segnaliamo, domenica 23 settembre alle 18, in Sala Rossa, la proiezione del film Burkinabé Bounty, alla presenza della regista Iara Lee.

«Spesso, quando la gente pensa a Slow Food, pensa alle persone dei paesi ricchi che si godono pasti elaborati in ristoranti costosi. Ma il lavoro di Slow Food in Africa ha dimostrato che è davvero un movimento di base. Slow Food sta lottando per la sovranità alimentare, difendendo le tradizioni alimentari locali, respingendo l’agricoltura industriale e adottando una prospettiva agroecologica». Al Terra Madre Salone del Gusto 2018 sarà presentato al pubblico il documentario Burkinabe Bounty diretto dalla regista Iara Lee, che descrive come l’agroecologia in Burkina Faso stia riappropriandosi della sua terra e intenda difendere le sue tradizioni in un contesto di intrusione dell’industria agroalimentare. Il documentario presenta persone che hanno abbracciato la filosofia di Slow Food provenienti da contesti diversi, siano essi agricoltori, studenti, artisti o leader del movimento, che condividono l’impegno e la militanza a favore della sovranità alimentare.

Il documentario illustra in particolare le iniziative delle comunità per reclamare le proprie terre, i semi, il futuro. Le donne che guadagnano la loro indipendenza con la vendita di birra artigianale Dolo, i giovani che protestano nelle strade per esprimere la loro forte opposizione contro le multinazionali… Combinando arte, musica, cultura e agricoltura per creare una resistenza comune contro i grandi gruppi industriali e i prodotti di importazione, queste persone credono che l’agroecologia avrà un impatto sul nostro mondo perché ci nutre e può permetterci di vivere in piena salute e con dignità.

La regista non è nuova a Slow Food. Socia dal 2004, Iara ha ricevuto numerosi riconoscimenti e ha sostenuto il progetto 10000 orti in Africa. Il suo interesse per il Burkina Faso si è intensificato durante le insurrezioni del 2014, quando ha deciso di seguire più da vicino le attività di Slow Food nel continente africano. Dopo il suo viaggio nel 2016, è nato il film Burkinabè Rising, e successivamente Burkinabè Bounty. Dice che il lavoro di Slow Food è un esempio da seguire, specialmente in Africa, dove l’organizzazione ha il potere di aiutare a rivitalizzare il territorio, le culture e le tradizioni a partire dal patrimonio di questo popolo.

di Emilie Broc, e.broc@slowfood.it

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