Food for change – I semi: tutto il tuo cibo arriva di qui

Pensiamo mai ai semi che hanno generato il nostro cibo? Quando facciamo la spesa o cuciniamo, quante volte ci chiediamo chi ha prodotto, selezionato o acquistato le sementi che sono servite per produrre la nostra frutta e la nostra verdura, ma anche il nostro pane e la nostra pasta, e addirittura la nostra carne, visto che gli animali allevati si nutrono di vegetali?

Diciamoci la verità: non ci pensiamo quasi mai. Anche quelli tra noi più attenti e curiosi, quelli che tengono d’occhio non solo i marchi, ma anche le proprietà dei vari marchi, spesso non tengono in considerazione questo elemento.

C’è di più. Perfino coloro che si dedicano, con cura e passione, all’orto di casa, spesso non sanno da dove vengono o meglio come sono state scelte e prodotte le piante che coltivano: spesso le hanno acquistate in forma di piantine che hanno poi trasferito nel loro terreno. Molto raramente, invece, acquistano le sementi, ma non sanno come orientarsi in questo acquisto. Pochissimi, poi, sanno come si fa ad avere nuove sementi di anno in anno senza comprarle, ma allevando nel loro or to le piante che le producono.

Slow Food lavora da sempre sul tema dei semi. Nello spazio #foodforchange Semi a Terra Madre Salone del Gusto vogliamo darvi tanti spunti di riflessione e opportunità di degustazione, per andare all’origine di tutto quel che mangiamo.

I forum per andare all’origine del nostro cibo

Ph. Oliver Migliore & Marco del Comune

Per comprendere meglio i semi, per iniziare a sceglierli e a occuparsene non c’è niente di meglio che coltivare un orto. Slow Food dedica due forum a questo argomento: Facciamo l’orto a scuola, che parte dall’esperienza degli school gardens avviati da Alice Waters a Berkeley per arrivare a descrivere esperienze analoghe in tutto il mondo; e Coltiviamo le città, che mette al centro un nuovo punto di vista sugli spazi urbani, l’ambiente, il paesaggio, le relazioni sociali. Perché progettare e vivere la città e creare sistemi alimentari più articolati, che considerino centri e periferie anche come luogo di produzione è possibile.

Ma come scegliere e moltiplicare i semi che danno origine ai nostri orti? Lo scopriamo in Il mestiere del semencier un incontro dedicato a descrivere i saperi delle comunità legati alla selezione e alla riproduzione delle sementi. Ne approfittiamo anche per darvi maggiori dettagli sul progetto Seminiamo la biodiversità, promosso da Eataly insieme a Slow Food, all’Università di Palermo e alla ditta sementiera Arcoiris, che mette in rete produttori (dei semi e dei relativi ortaggi), distribuzione e ristorazione, ricucendo tutta la filiera, dal seme al piatto. Nell’incontro Banche, biblioteche e granai, invece, vi raccontiamo le molte esperienze delle banche dei semi comunitarie, dove i semi sono rinnovati ogni anno e oggetto di continuo scambio fra gli agricoltori. Infine, per scoprire come i semi dell’antichità siano ancora oggi vivi e produttivi, vi consigliamo l’incontro Giardini storici, giardini vivi, che vi mette in contatto con frammenti di un passato glorioso, alberi antichi, ma tuttora produttivi e testimoni di biodiversità che hanno pochi eguali al mondo. Tra questi il giardino coltivato dal memorialista e agronomo russo Bolotov e il giardino dei banani (Presidio Slow Food) di Yogyakarta, in Indonesia, che conserva oltre 300 varietà.

Ph. Oliver Migliore & Marco del Comune

Semi a confronto. Da un lato parliamo della Biodiversità dei semi come risposta al cambiamento climatico, per mostrarvi come un sistema agricolo ricco e diversificato sia più preparato ad affrontare i cambiamenti climatici rispetto a un sistema basato sulle monocolture. Dall’altro in Resistere agli Ogm ci racconta invece diverse esperienze comunitarie per dire no a un sistema agricolo fondato sulle monocolture e che negli Ogm ha il proprio punto estremo (nbb. Questo forum ha luogo in Sala azzurra, per consentire la partecipazione più vasta possibile). Sempre sul tema della biodiversità dei semi, il forum La rete dei mais, che pone a confronto i mais che dominano il mercato, ibridi commerciali (spesso geneticamente modificati) con le innumerevoli varietà locali, dai chicchi gialli, neri, bianchi, viola, dalla pannocchia più o meno lunga, più esile o più tozza.

E ancora, I semi oleosi ci porta a conoscere una vasta famiglia, diffusa in tutto il mondo, di cui fanno parte mandorle, pistacchi, nocciole, ma anche semi di girasole, lino, sesamo, zucca…, mentre Da dove arrivano le spezie? prende spunto da un articolo scritto per noi da Amitav Ghosh, il quale lamentava che se negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione per l’origine degli ingredienti, c’è una categoria che deve ancora guadagnarsi l’attenzione dei “locavori”, nonostante apporti un contributo essenziale al sapore del cibo: le spezie, appunto.

Ph. Oliver Migliore & Marco del Comune

Infine Il futuro è sotto i tuoi piedi guarda a un argomento che ai semi è strettamente correlato, perché se li piantiamo in un suolo malsano, non fertile, non c’è santo che tenga. Ogni anno, nel mondo, perdiamo 24 miliardi di tonnellate di terreno fertile e più del 60% delle terre emerse è degradato, più o meno gravemente. Un terreno impoverito e inquinato non può produrre un cibo sano e sul lungo termine è destinato a diventare improduttivo. Impariamo a rispettare, e a preservare la fertilità dei suoli.

I Laboratori del Gusto per sperimentare la bontà dei semi

Se assisterete a uno soltanto dei forum sopra elencati guadagnerete tanta consapevolezza in più, ma se parteciperete a uno dei Laboratori del Gusto cui accenniamo qui sotto, il guadagno sarà anche per il palato. Dei Laboratori sui risi, sui mais e sulle esperienze pratiche su come avviare e mantenere un orto abbiamo già parlato qui. Oggi prendiamo in esame tutti gli altri appuntamenti che abbiamo in serbo per voi.

  • tra i colori e i sapori della verdura. Tante le varietà che possiamo scoprire e gustare: dai coloratissimi peperoni del nord e del sud Italia, messi alla prova in gustose ricette come il peperone ripieno e l’insalata di rinforzo, ai pomodori come componente della salsa della pizza, ma anche di intriganti Bloody Mary, sabato 22 e lunedì 24 settembre. Senza dimenticare l’esperienza delle Verdure del “paradiso”, coltivate e cucinate da uno dei nostri posti del cuore, l’Osteria della Villetta di Palazzolo sull’Oglio o le Ricette del semencier, che ci permette di gustare sapori quasi perduti o ancora dei Coltivatori biodinamici di Lucca, 12 aziende agricole dedicate alla produzione di vino e olio extravergine d’oliva, e una specializzata nella produzione ortofrutticola.

    Ph. Oliver Migliore & Marco del Comune

  • sul fronte frutta fresca e secca, vi proponiamo alcune dolci esperienze, come Il tempo delle mele per gustare la bontà dei pomi antichi grazie all’estro del maestro pasticciere Marco Sforza, Colori di Sicilia, dove mettiamo alla prova le pesche nel sacchetto dalla polpa gialla, soda e dolce, e la piccola fragolina di Sciacca e di Ribera, dal colore rosso intenso e dall’aroma unico, e ancora I dolci di mandorle, dall’Asia al Mediterraneo o Uganda: la biodiversità delle banane e del miglio, dedicato a due Presìdi Slow Food e ai loro utilizzi in cucina, illustrati dai cuochi dell’Alleanza Slow Food.
  • e poi il mondo dei legumi, che per sua natura è presente sia nello spazio #foodforchange Semi sia nello spazio Slow Meat, come alternativa vegetariana al consumo di carne. Con Cina: il regno del mapo-tofu impariamo a eseguire una ricetta di Tofu piccante e delizioso, secondo l’uso della città di Chengdu; in Egitto: le fave dell’antichità, con piglio da archeologi esploriamo le trasformazioni della cucina egiziana da 2000 anni fa a questa parte.
  • infine i cereali, quelli che danno luogo al fusillo di Felitto – farina di grano duro e uova di produzione locale, un po’ di sale, un bicchiere di acqua, un cucchiaio di olio extravergine d’oliva sempre di produzione locale –, alla tahina palestinese, bianca o nera, a seconda della varietà di sesamo impiegata per realizzarla, al couscous tunisino di Tebourba, grazie al lavoro di un’associazione tutta al femminile…

Insomma, il menù è denso e ricchissimo. Non siate “semi”, state con noi e, se vi interessa un appuntamento in particolare, cliccate sulle scritte arancio e scoprite come fare per prendervi parte.

di Silvia Ceriani, s.ceriani@slowfood.it

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