Le comunità del cibo di Terra Madre

I piccoli agricoltori, allevatori, pescatori, artigiani e cuochi della rete di Terra Madre si prendono cura della terra, del mare e delle risorse naturali e rappresentano il modello di un’agricoltura che pensa al futuro. Nutrendo il pianeta in armonia con la natura, mantenendo la fertilità del suolo, custodendo la varietà delle specie animali e vegetali, pensando al benessere della comunità.

Fin dal 2004, Slow Food promuove Terra Madre, una rete di comunità del cibo ricca di ispirazioni, soluzioni e istanze, diffusa in 170 paesi del mondo. Le comunità del cibo di Terra Madre mostrano come a un’agricoltura intensiva, lesiva delle risorse, se ne contrapponga un’altra: gentile, delicata, rispettosa. Fatta con il cuore, con l’anima e fondata su competenze complesse.

Quest’anno, potrai incontrare i delegati delle comunità del cibo di Terra Madre all’Oval e potrai assistere ai Forum e ai Laboratori di cui saranno protagoniste, nelle aule degli spazi #foodforchange e nelle sale Blu, Rossa, Azzurra e Gialla di Lingotto Fiere.

Ecco alcune storie scelte tra le tante della rete

  • Isabel Angelica Inayao Sepulveda è cilena. Nelle aree rurali intorno alla piccola cittadina di Paillaco, nel sud del paese, si dedica all’agricoltura sostenibile di piccola scala. Giovanissima, insieme ad altre 18 donne lavora nella Agrupación por la biodiversidad de Paillaco. Sono mujeres rurales e fanno parte della rete locale di Slow Food, sono sostenitrici di una produzione agricola senza chimica e si dedicano alla ricerca di varietà locali, promuovendo un’alimentazione sana in contrasto con l’avanzata delle malattie dovute a un eccessivo consumo di cibi processati. Producono ortaggi in forma agroecologica, ma sono anche raccoglitrici di erbe e frutti selvatici che vendono ogni settimana direttamente in un mercato locale. La loro specialità sono le marmellate a base di murta, piccole bacche rosse di un arbusto originario del sud del Cile.
  • È giovane e indigena, opera in un settore, quello della piccola pesca artigianale, in cui gli addetti, che siano pescatori oppure operatori a terra, sono per la maggior parte uomini e in cui il ruolo della donna non è riconosciuto. Si chiama Akeisha Clarke e per la prima volta partecipa al prossimo Terra Madre Salone del Gusto in rappresentanza della comunità di pescatori della Piccola Martinica, a poca distanza dall’isola madre Grenada. Da poco sono entrati a far parte del progetto Slow Food Caribe che promuove la gestione sostenibile delle risorse naturali, essenziale per combattere la povertà e garantire la sicurezza alimentare.
  • In oltre 35 anni di esperienza nella realizzazione di progetti di sviluppo per le comunità della Tanzania a partire dal cibo e dall’agricoltura sostenibile, Helen Nguya ha sempre lavorato secondo il principio per cui le comunità devono incarnare il cambiamento che desiderano. È stata artefice dell’organizzazione locale Trmega (Training, Research, Monitoring and Evaluation on Gender and Aids), un punto di riferimento per persone vulnerabili come vedove, bambini, donne molto povere e malati di Hiv e Aids che si fanno forza lavorando insieme. Nel 2004 è entrata in contatto con Slow Food e oggi è tra i più convinti promotori del progetto Orti in Africa che contribuisce a realizzare insieme al Presidio del miele di ape melipona di Arusha e ad altri progetti di Slow Food in Tanzania.

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