L’ospitalità all’ombra del Castello di Racconigi – Storie di straordinaria quotidianità

Terra Madre Salone del Gusto significa anche fare rete. Ci sono le reti dei produttori, dei giovani, dei cuochi e poi una rete speciale, che si crea nei giorni dell’evento e a volte si alimenta anche oltre l’evento stesso. È la rete delle famiglie e delle Città di Terra Madre, quelle che ogni due anni aprono le loro porte ai delegati provenienti da tutto il mondo.

Quest’anno, per la prima volta vogliamo provare a raccontarvene le storie. Iniziamo da Racconigi, una bella cittadina in provincia di Cuneo ma poco distante da Torino, nota soprattutto per il suo castello che fa parte del circuito delle Residenze Reali Sabaude del Piemonte. Non solo: Racconigi è stato tra i primi comuni entrare a far parte della rete delle Città di Terra Madre.

Ospitare un delegato significa anche scambiarsi conoscenze e ricette, vivere insieme momenti di straordinaria quotidianità.

È qui che risiedono la signora Lucia Macchiorlatti e suo marito, una lunga esperienza in fatto di ospitalità. «I primi che abbiamo accolto sono stati dei ragazzi brasiliani – mamma mia! –, con loro le cose andavano sempre per le lunghe, ma è stato un Terra Madre travolgente. Il ricordo più divertente? Forse la sera che ci siamo “scambiati” il delegato con i nostri amici. Noi andavamo a vedere un concerto di musica classica a Savigliano e abbiamo proposto al suo delegato, che era appassionato di musica classica, di venire con noi. I nostri amici, invece, sono andati a una sala da ballo con il nostro e altri delegati. Dopo il concerto siamo andati a mangiare una pizza, che lui non sapeva cosa fosse, e lo abbiamo accompagnato a casa. Alle due di notte stavamo già dormendo, squilla il telefono, è il nostro amico, ancora “incastrato” nella sala da ballo da dove nessuno vuole saperne di andare via. È stato tragico quell’anno, ma bellissimo. Erano studenti universitari che lavoravano sui distillati e che ci hanno portato una bottiglia che non siamo riusciti a finire, tanto era forte…».

È bello ascoltare Lucia, vedere l’entusiasmo con cui parla di questa esperienza e capire perché siano arrivati a questa decisione. «Mi piace conoscere gente nuova, se non lo facessimo avremmo molte meno occasioni di incontro. Per me, negli anni, diventa sempre più faticoso dare ospitalità perché a volte non riesco a conciliare tutti gli impegni. Per questo, però, ci sono le altre famiglie che ci aiutano, nella gestione dei delegati è importante il lavoro di squadra, lavoro che fanno anche loro, aiutandosi l’un l’altro per affrontare le difficoltà comunicative di chi magari parla solo la sua lingua e ha pochi strumenti per dialogare. Il lavoro di squadra è fondamentale, e poi è divertente: ci sono le cene comuni, la serata conclusiva, e diventa anche un’occasione per conoscere meglio altre famiglie racconigesi che hanno sposato la causa».

Si chiacchiera, a volte soltanto a gesti, si sorride, ci si arricchisce di nuove esperienze.

Infine, quello che ci sembra un piccolo rimpianto. «Non abbiamo mantenuto i contatti coi delegati, siamo un po’ “orsi” in queste cose, ma i nostri vicini sì. Loro sono andati anche a trovarlo, un delegato che era stato ospitato da noi, e con lui sono rimasti in ottime relazioni dopo essere venuti una sera a cena da noi. Dopo tanto tempo, oltre ad avere ospitato i nostri vicini ci ha mandato un cd in regalo, vista la mia passione per la musica».

Sempre a Racconigi anche Carla Rolando e Sara Brizio hanno aderito al progetto di ospitalità. Carla ricorda Olga, una ragazza kazaka, con grandissimo affetto. «Era un’ospite modello, perfetta. Alla festa finale continuava a ringraziare per l’accoglienza ricevuta, e ci ha mostrato le foto della sua terra, di quel che coltiva».

Per il resto, lamenta il poco tempo per la condivisione. «Come gruppo abbiamo sempre pensato di organizzare visite al castello o altre attività, ma non ci siamo mai riusciti… I delegati arrivano la sera alle 9, c’è giusto il tempo di cenare insieme».

I ricordi divertenti, tuttavia, li ha anche lei… «Ho ospitato brasiliani, senegalesi… una volta li abbiamo portati con la macchina al bus che era già partito e lo abbiamo seguito fino a recuperarlo. E poi c’era anche una ragazza nepalese che faceva il test del cibo: ne assaggiava poco di ognuno per vedere se le piaceva. Alla fine abbiamo preso a farle sempre il riso, che almeno era abituata. Ma è normale: le abitudini sono diverse».

Il percorso con l’ospitalità per Carla è iniziato già prima di Terra Madre, nel 1994. «Mi hanno proposto di ospitare dei ragazzi di Mostar, e ho accolto in casa una ragazza che faceva da interprete e parla italiano. Con lei mantengo ancora i rapporti. Con Terra Madre continuare questo percorso è stato naturale».

Sara, invece, ha un bel ricordo legato di cui metterci parte. «Una volta mi sono organizzata con le mie zie che pure ospitavano dei delegati. Abbiamo cucinato per loro piatti piemontesi, e a tavola ci hanno raccontato la loro esperienza, è stato bello. Io ho messo a disposizione la mia conoscenza delle lingue e anche la mia delegata, una delle poche che parlasse un po’ di inglese, faceva da tramite. Mia zia ospitava una delegata che parlava solo la sua lingua. Comunicavano a gesti o tramite disegni. Alla fine però riuscivano, ci voleva tanta buona volontà ed erano ridicole, a volte, ma sono state simpatiche, hanno trovato un bel modo!».

Della sua esperienza parla come di un momento di grande arricchimento. «La donna che abbiamo ospitato è musulmana, fa parte di un’organizzazione di donne che lotta per l’emancipazione femminile, e le siamo andate incontro per quanto riguarda il cibo. È stato un momento importante, in cui ho potuto dimostrare alle mie figlie che convivere si può, e anche bene. È stata un’occasione di confronto e apertura».

Chiudiamo con una piccola tirata di orecchie… a Slow Food! «Quello che ho percepito rispetto a Slow Food è tanto distacco. Sarebbe carino dare l’opportunità alle famiglie di partecipare a qualche evento con gli ospiti e di incontrarsi prima o dopo con famiglie che hanno vissuto la stessa esperienza. E non dico solo nella propria città, perché qui a Racconigi abbiamo avuto modo di trovarci, ma con altre realtà che stanno portando avanti la nostra stessa esperienza».

Accogliamo i suggerimenti di Anna, e proviamo a colmare un po’ di questo distacco, partendo dalla condivisione della sua esperienza. A presto, con nuovi racconti.

Ida Alfiero
i.alfiero@slowfood.it

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