Slow Food Central Europe: insieme per promuovere il patrimonio gastronomico locale e connettere aree rurali e urbane

In occasione di Terra Madre Salone del Gusto, Croazia, Repubblica Ceca, Ungheria, Italia e Polonia danno il via a una serie di attività nel contesto del progetto europeo guidato da Slow Food.

Come possono la città e la campagna imparare a vivere insieme e a mantenere relazioni proficue? Non è così semplice, in effetti, trovare un equilibrio adeguato tra questi due poli, così opposti ma anche così complementari. Farlo  però è una sfida urgente. Nel 1950, infatti, solo il 30% della popolazione mondiale era urbana. Nei decenni successivi, l’urbanizzazione ha portato a grandi squilibri e si prevede che, entro il 2050, il 66% della popolazione umana sarà urbana.


Il progetto SLOW FOOD-CE: Culture, Heritage, Identity, Environment and Food, è una delle risposte che l’Unione Europea, insieme a Slow Food e ad altri partner internazionali, ha cercato di dare per creare e condividere una metodologia comune per l’identificazione delle risorse del patrimonio culturale immateriale legate al cibo, elaborare un modello capace di salvaguardare e valorizzare i cibi tradizionali e la loro produzione e connettere aree rurali e urbane in maniera sostenibile.

Finanziato dal programma UE Interreg Central Europe, che sostiene la cooperazione tra le regioni dell’Europa centrale per 3 anni, il progetto mette al centro il ruolo del cibo e cerca di coinvolgere attori pubblici e privati di Cracovia (Polonia), Dubrovnik (Croazia), Kecskemét (Ungheria), Venezia (Italia) e Brno (Repubblica Ceca) affinché condividano problematiche, saperi e soluzioni e diano vita a soluzioni innovative, con la partecipazione attiva della comunità, per la promozione del patrimonio con il lancio di cinque azioni pilota.

Si tratta, in altre parole, di azioni concrete, in linea con la filosofia Slow Food, volte a valorizzare caratteristiche specifiche della gastronomia locale, le sue radici e il patrimonio culturale che esprimono.

“Il tempo della città e il tempo delle zone rurali sono molto diversi – ha spiegato Piercarlo Grimaldi, professore dell’Università di Scienze Gastronomiche, relatore alla conferenza Città e Forum – Il primo è lineare, cronometrico, strumentale, dedito alla massificazione dei profitti, mentre il secondo è circolare, fortemente caratterizzato dalla conoscenza e dalla partecipazione degli individui alla comunità. È fondamentale quanto urgente intrecciare questi due mondi, con le loro diversità, e operare affinché il cibo possa essere una chiave di volta, un aspetto che non sia solo strumentale, bensì affettivo, importante per organizzare e trasformare il nostro vivere nella città metropolitana”.

Dello stesso parere anche Donald Hyslop, responsabile del Borough Market London: “La vera sfida è mettere in connessione cittadini e produttori per affrontare le sfide di domani. Non è solo questione di unire questi due mondi, ma anche di combattere il cambiamento climatico, occuparsi della giustizia sociale, dar vita a un’economia sostenibile. Con il Borough Market, che registra ogni anno 15 milioni di visitatori, cerchiamo di educare consumatori e produttori a condividere e ad aprirsi agli altri, per fare rete e creare un cambiamento nelle tendenze di progressiva chiusura che stanno caratterizzando il mondo. Solo insieme possiamo fare la differenza”.

Anche gli chef hanno un ruolo centrale. Samuel Nahon, cofondatore di Terroirs d’Avenir, racconta: “I cuochi sono i principali ambasciatori del gusto. A Parigi, quando abbiamo iniziato 10 anni fa, spesso tra gli chef nessuno conosceva le varietà tradizionali o locali. Negli anni abbiamo creato una vera e propria rete e oggi gli stessi chef si recano dai produttori e hanno una relazione diretta con loro, creando mercati a cui tutti possono accedere. È davvero importante riflettere sul fatto che non possiamo spezzare il legame tra campagna e città”.

Ovviamente l’appoggio delle istituzioni non deve mancare. “I tempi delle istituzioni sono leggermente più lunghi e hanno delle regole precise – ha spiegato Paola Mar, assessore al Turismo della città di Venezia, partner del progetto  – ma anche le istituzioni sono coscienti del fatto che bisogna mettere in atto azioni concrete per connettere aree rurali e urbane e per valorizzare il patrimonio di saperi e tradizioni locali. Venezia è un esempio perfetto, uno storico laboratorio multietnico, dove il patrimonio enogastronomico può diventare una risorsa fondamentale per il turismo esperienziale del futuro e per educare cittadini, produttori e turisti a rispettare le tradizioni locali”.

“Il cambiamento deve partire anche dalle scuole, dall’educazione dei più piccoli, e dal lavoro condiviso” ha spiegato Kenneth Højgaard, vicedirettore di Copenaghen House of Food, che ha gestito l’introduzione di materie prime biologiche in oltre 1000 mense di scuole, aziende e ospedali dell’area di Copenaghen, raggiungendo la quota di 80.000 pasti biologici al giorno.

“Attraverso il cibo è possibile comprendere i profondi mutamenti del mondo contemporaneo – ha concluso Ferdinando Mirizzi, professore dell’Università della Basilicata – L’importante è ricordare sempre che l’unicità e frutto anche della diversità e che solo attraverso la condivisione delle proprie identità è possibile adattarsi al cambiamento di cui siamo protagonisti”.

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