Una grande famiglia – Storie di straordinaria quotidianità

Ecco una nuova puntata dell’ospitalità a Terra Madre Salone del Gusto. Per raccontarvela, ci dirigiamo nella piana e sulle colline a nord-est di Torino, un territorio che fin dal 2006 costituisce una grande comunità e fa orgogliosamente parte di questo progetto.

Casalborgone, San Sebastiano, Chivasso: tre fermate per raccogliere i delegati al mattino e lasciarli la sera. Lì ritrovano le loro famiglie ospitanti e comincia la festa.

«Siamo molto fieri del fatto che, su un territorio relativamente limitato, ospitiamo sempre una cinquantina di delegati» racconta Tamara, che continua: «Dividiamo il numero per ospitarne due o tre a testa, per accontentare tutti quelli che aderiscono all’iniziativa. Più siamo più è semplice da gestire! Se organizzi una cena comune, ad esempio, ognuno porta qualcosa e riesci a farla… Abbiamo avuto una cena in cui potevamo dar da mangiare a 1000 persone, non una di meno». Tamara Iannello è di Casalborgone e, insieme a Renato Cigliuti, è il punto di riferimento dell’energica comunità chivassese.

«Sono entusiasta di questo rapporto che si crea tra tutte le famiglie, tra di noi che siamo un bel gruppo, tutti sono gentili e disponibili» dice Renato. È stato proprio lui che nel 2006 ha dato inizio all’esperienza di ospitalità sul territorio, coinvolgendo chiunque si mostrasse ricettivo nei confronti del progetto.

A Tamara e Renato anche Marta Saroglia si è unita a formare lo zoccolo duro delle famiglie ospitanti e, con lei, i suoi genitori residenti a Castagneto Po. «Sul territorio ci conosciamo, e Renato è stato un po’ l’anello di congiungimento» conferma Giovanna, la mamma di Marta. Durante la scorsa edizione nella sua casa ha ospitato due ragazze messicane. Una di loro era fornitrice di cacao per la nota cioccolateria Gobino, che per l’occasione ha organizzato una cena totalmente a base di cioccolato aperta a tutti.

La seconda ospite di Giovanna gestiva un’azienda agricola di ortaggi ed erbe spontanee. Era molto interessata alle coltivazioni locali ritrovate nell’orto di Giovanna, che racconta: «Si facevano le foto vicino al nostro orto, è stato bello vederli così interessati al nostro lavoro. L’interesse è reciproco, è uno scambio. Va anche detto che è impegnativo: gli dai tanto, ma ti lasciano tanto».

Questa grande comunità si sostenta grazie all’apporto dei numerosi volontari. Dal canto suo, il Comune di Casalborgone mette a disposizione degli spazi per cene ed eventi organizzati nei giorni in cui i delegati sono ospiti. Un esempio è il gruppo di musica popolare ingaggiato per la festa di chiusura della scorsa scorsa edizione. «Trascinare i messicani è stato facilissimo» dice Tamara ridendo, e aggiunge: «abbiamo fatto un banchetto con i prodotti di stagione. Ce li hanno regalati i produttori locali ed è stato interessante perché la gente si avvicinava per informarsi».

È un territorio attento, quindi, quello che emerge dai racconti di alcuni dei protagonisti, un territorio che sa aprirsi e creare sinergie, che sa sfruttare l’esperienza delle famiglie ospitanti per generare ricadute a livello locale. Lo dimostra quanto è avvenuto, ad esempio, con la delegata venezuelana ospite in casa di Tamara. Tramite il Progetto Mescal di cui faceva parte, ha ricevuto, al pari degli altri partecipanti, un permesso per prolungare la permanenza oltre i giorni della manifestazione. Tamara racconta di come ne abbiano approfittato per fare una visita ai contadini sul territorio, dato l’interesse della delegata per le modalità di produzione locali. «L’ho portata dai contadini della mia zona che non sono di molte parole… Quando hanno capito che lei voleva davvero saperne di più, mi ricorderò sempre di come uno di questi contadini che è un tipo burbero abbia speso due ore con lei. E poi siamo andati a vedere la raccolta dell’uva, e le hanno fatto vedere come si fa il vino, la grappa… Le hanno insegnato a riconoscere l’uva dall’acino, dal gusto, dall’acidità. Le ho fatte partire tutte e due con una bottiglia di vino che hanno aperto a Capodanno. Mi hanno mandato le foto la sera di Capodanno, avevano entrambe un vino aperto sul tavolo ed era il mio!».

Il gruppo conta sempre nuove persone interessate e Marta mi spiega come stia tentando di coinvolgere altri suoi conoscenti sulla città di Brandizzo, dove abita. Sono carichi e pronti a partire con grande entusiasmo. «Anche gli autisti erano contentissimi quando ci portavano, quando non gli davano lo stesso turno erano dispiaciuti». Concludono Tamara e Marta ridendo: «Due o tre li conoscevamo ormai. Diventa così, diventa una grande famiglia».

Ida Alfiero
i.alfiero@slowfood.it

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